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GUIDATE > Abbazia di Vallombrosa

Immersa in una splendida foresta di faggi e castagni,
a cui i frati aggiunsero nel corso dei secoli gli abeti,
si erge, al centro di uno scenografico viale
d'accesso alberato, l'abbazia di Vallombrosa (950 m
slm).
L'imponente complesso architettonico
sorge sul luogo dove S. Giovanni Gualberto (985-1073
- canonizzato nel 1193), membro della famiglia fiorentina
dei Visdomini, divenuto monaco benedettino, fondò
il nuovo ordine monastico dei Vallombrosani. Da qui,
Giovanni Gualberto iniziò la sua predicazione
e dette impulso ad una profonda riforma dei costumi
monastici.
Attraverso le sedi cittadine dell'ordine, i conventi
di S. Salvi e di S. Trinita, i monaci, nel ritiro del
monastero di Vallombrosa, si preparavano ad intervenire
nella vita politica e sociale di Firenze. I vallombrosani
ebbero numerosi seguaci in città e, grazie ad
importanti donazioni, estesero i loro possessi fino
al Pratomagno.
Attualmente l'abbazia, oltre alla facciata seicentesca,
presenta molteplici rimaneggiamenti che risalgono a
diverse fasi costruttive. La chiesa, le cui mura perimetrali
ed il campanile risalgono al XIII sec.,
fu ristrutturata da Gherardo Silvani nel XVII sec.,
è sovrastata dallo stemma dei Medici e dal bastone
a forma di "Tau", la lettera dell'alfabeto
greco scelta dai monaci come simbolo dell'ordine vallombrosano.
Gli arredi all'interno sono in stile barocco; nella
cappella dedicata a S. Giovanni Gualberto si trova la
reliquia del santo esposta in uno sfarzoso reliquiario
cinquecentesco. La tomba del santo si trova
invece nella Badia di Passignano, altro centro religioso
legato all'ordine vallombrosano, nel quale trascorse
gli ultimi anni della sua vita e dove morì nel
1073. Come in tutti i monasteri, la vita all'interno
era organizzata in modo scrupoloso: la cucina, la biblioteca,
il refettorio testimoniano le fasi che scandivano la
giornata dei monaci.
Castello del Trebbio
Sulla strada che dalle Sieci porta a Molin del Piano
ed a S. Brigida s'incontra il Castello del Trebbio,
un esempio di costruzione fortificata tipico della campagna
toscana del Duecento. Questo edificio protetto
da mura, al suo interno era progettato come un piccolo
centro autosufficiente: il pozzo, il forno, il granaio,
garantivano una certa autonomia dall'insicuro territorio
circostante. Nel Quattrocento, il castello fu acquistato
dalla famiglia Pazzi; a questo periodo
risale in particolare il cortile con due lati porticati
su colonne di pietra serena, mentre le finestre e le
inferriate sono del XVI secolo. Nel
corso dell'Ottocento il castello fu modificato più
volte. Dall'annessa cappella proviene un dipinto di
Andrea del Castagno oggi nella collezione Contini Bonaccossi,
collegato con un motivo ornamentale di fiori e putti
rimasto in loco. Attualmente è adibito ad azienda
agricola ed agrituristica.
Monastero di Rosano
Un ponte sull'Arno collega Pontassieve a Rosano, piccolo
borgo nato attorno all'abbazia benedettina di S. Maria,
un monastero femminile fondato, secondo la tradizione,
nel 780, e documentato a partire dall'XI
sec., legato alla famiglia dei conti Guidi. L'edificio,
oggi, è sede di una comunità di suore.
Danneggiata durante la seconda guerra mondiale, la struttura
ha subito numerosi restauri che hanno portato alla distruzione
degli stucchi settecenteschi in favore della semplicità
delle linee romaniche. Sulla facciata
il portale cinquecentesco ricorda le date di fondazione
e di rifacimento, il campanile romanico a cinque ordini
di finestre presenta elementi tipici delle architetture
lombarde dello stesso periodo. La chiesa a tre navate
con tetto a capriate accoglie numerose opere
d'arte tre-quattrocentesche; nella cripta si
trova un bellissimo dossale in marmo bianco e verde
che riprende gli stessi motivi decorativi del pavimento
(XII sec.).
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